Glossario SEO Semi-serio

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In questa pagina viene riportata la terminologia SEO di uso più comune, con riferimento a varie indicazioni utili per tutti coloro che vogliano ottimizzare una pagina web o un sito per i motori di ricerca. Nè completo nè esaustivo: un buon assaggio della roba più importante che dovreste conoscere per fare SEO decentemente.

Anchor text. Detti comunemente “ancore”, sono i testi descrittivi che accompagnano la definizione di un link: ad esempio <a href=’http://miosito.com’>questa è un’ancora</a>. Tipicamente aiutano a comprendere la natura del link, in altri casi sono del tutto generici (una possibile classificazione delle ancore è qui); in generale cercare di renderli pertinenti e diversificati per un sito obiettivo è una delle più importanti attività per la SEO. Non è detto, comunque, che questa operazione debba essere eseguita manualmente poichè i link di ritorno possono anche essere naturali (es. classico: vi citano il sito in un forum, in un blog oppure su Yahoo! Answers). I testi àncora servono essenzialmente ad orientare il lettore sul contenuto del link destinazione (in modo contestuale al resto del testo ma anche, spesso, non contestuale), e indirettamente – quindi senza reali prove a riguardo – a “spingere” un link sui motori sfruttando sia keyword a corrispondenza “secca” che “approssimativamente simili”. È importante quando distribuite ancore nei vari siti di evitare sovraottimizzazioni, cercando di variare al massimo sia i link destinazione che i testi. Male che va, il voodoo vi permetterà di arrivare sempre primi – e non solo per la chiave “morti viventi”…

AuthorShip. Sorta di “firma” che è possibile apportare sui propri contenuti web (ad esempio a fine di ogni articolo) per “accreditatare” digitamente il testo ad un autore che, a sua volta, si autocertifica con il proprio nome e cognome. Questo costituirebbe, secondo alcune ipotesi ragionevoli, una sorta di garanzia di qualità per l’articolo in questione dal punto di vista dei motori. Vedi anche questo articolo sulla authorship (si tratta di impostare opportunamente l’attributo rel per i link). Fonte ufficiale: Google Blog

Backlink. Vedi Inbound Link.

Backlink generator: oggetti ormai archeologici, eppure c’è gente che si fa addirittura pagare (vedi ad es. su Fiverr) per sottoporre il vostro URL ad uno di questi fantomatici (e mitizzati) strumenti. Sono dei tool diffusi nella rete che aumentano la presenza del vostro sito sulla rete mediante segnalazioni automatiche – se preferite, costruiscono backlink appositi provenienti da forum, siti gratuiti ecc. in grossa quantità (in questi casi di solito si pagano). Ne ho discusso la provabile inutilità in un apposito articolo. La gente è felice quando ha tanti backlink, ma c’è modo e modo per farlo: ad esempio regalando mazzi di fiori ai webmaster che vi danno un link naturlae.

Bait-and-switch. Variante SEO del fenomeno del rickrolling, ovvero: tecnica utilizzata per accrescere subdolamente il traffico mediante anchor text ingannevoli ed alettanti, che puntano invece ad apposite landing page mirate. Strategia assolutamente disonesta ed obsoleta, più che mai da quando i risultati delle ricerche sono incentrati sugli utenti e sulle loro reali preferenze. Il brutto è che, per certe nicchie, probabilmente funziona anche piuttosto bene. Un esempio potrebbe essere: foto di donne nude.

Blog Comment. Strategia di link building molto semplice da effettuare: si tratta di trovare blog che accettino commenti e linkare nel campo “Sito” o “URL” il proprio sito o la propria pagina. Si tenga conto che l’ancora di solito è definita dal campo nome del form per commentare. Se avete tante scimmie – vedi sotto – a vostra disposizione ed altrettante macchine da scrivere, presto il web sarà intasato di commenti a caso sui blog altrui.

Blog Farm. Insieme di blog, creati da una o più persone e popolati artificialmente mediante feed RSS esterni: molto utilizzate per fare link building, da diversi anni anche in Italia. Non è ancora chiaro al momento attuale se questa tipologia di siti siano penalizzanti o meno per i blogger, sta di fatto che per sicurezza ho fatto rimuovere tutti i miei. Da considerare che i feed che entrano nelle blog farm difficilmente vi escono, e resta quindi traccia di quei backlink un po’ inutili per molto tempo. In molti casi i vostri contenuti vengono ricopiati senza neanche avvisarvi (mi continua a capitare diverse volte): qualcuno dice che ciò sia sinonimo di fiducia e qualità nel sito sorgente, resta il fatto che riprodurre a casaccio pezzi di articoli altrui appare un’idea decisamente malsana. Tanta gente dovrebbe farsi una vita, invece di “nerdeggiare” su cose del genere credendosi per questo emuli di Steve Jobs (RIP).

Churn. Oscillazioni nei risultati della ricerca, in gergo SEO (genericamente indica il “salire” o lo “scendere” di un risultato): dovute ad esempio alle continue modifiche che Google effettua al suo algoritmo, oppure – se preferite – agli aggiustamenti dei risultati al variare di chiavi, backlink, pertinenza e via dicendo. Dalle mie analisi risulta che i churn possono influenzare anche la percentuale di rimbalzo (leggi articolo a riguardo), assumendo che i siti su cui si rimane di più siano spesso quelli posizionati nelle prime posizioni: quindi se migliori il tuo rank potresti ridurre anche il rimbalzo, e viceversa (forse). Tipico fenomeno che fa scatenare le peggiori seghe mentali dei SEO-teacher, che in certi caso scomodano addirittura funzioni periodiche per descriverli – del resto è normale: le visite finiscono per essere SEMPRE cicliche nei vari giorni!

Cloaking. Pratica diffusa allo scopo di presentare ai motori di ricerca un contenuto diverso rispetto a quello mostrato agli utenti. Assolutamente deprecabile in ogni circostanza, a chi venga in mente un uso onesto di questa strategia faccia un fischio.

Crawler. L’ “omino virtuale” incaricato da Google di leggere i dati dalle nostre pagine, informarlo degli aggiornamenti e dei link in uscita.

Feed RSS: formato di distribuzione di contenuti sul WEB. Offre agli utenti la possibilità di “abbonarsi” mediante appositi reader (che tipicamente i browser integrano al proprio interno) ed essere così informati dei nuovi contenuti del sito. Si presta ad interessanti applicazioni in ambito SEO, specialmente per quello che riguarda: la creazione di nuove applicazioni di mashup ed il republishing dei contenuti (ma è davvero una buona idea?).

Focus. Teoricamente si tratta dell’argomento rilevato dal motore di ricerca durante la scansione della pagina; per estensione, il focus è quello che viene percepito quando si legge “di sfuggita” un contenuto e se ne valuta la “qualità”. Ovviamente la realtà algoritmica di un motore non è detto che identifichi tale focus, seppure si tratti di un’ipotesi affascinante e – quantomeno – utile per i lettori (es. se metto a fuoco subito l’argomento della pagina è molto probabile che la valuti come interessante, con tutte le conseguenze del caso).

Inbound link: sono detti comunemente backlink e rappresentano i collegamenti al nostro sito da parte di altri. Tipicamente si ottengono spontaneamente (ad esempio quando vi citano su Yahoo Answers! oppure su un altro blog), quando fate article marketing o guest blogging (scrivete articoli a tema riguardo al vostro sito), on demand mediante apposite submit (Dmoz e varie web-directory), e molto altro ancora. Una delle tecniche più generali per ottenerne è quella di realizzare link-bait, ovvero widget che siano utili in generale che gli altri utenti siano portati a condividere a loro volta, e che siano comprensivi di link di ritorno. Nella maggioranza dei casi i backlink influenzano la SEO soltanto nel medio-lungo periodo, e (anche) per questo diventa difficile capire quanto possano condizionare la posizione di un sito. Il numero di link che “citano” il nostro, a voler essere pignoli, riguarda in generale l’aspetto legato al web marketing del sito e non, come si assume spesso ingenuamente, la SEO di per sè. Un “golem” adorato follemente da svariati “esperti”, che secondo alcuni influenzerebbe in modo diretto il rank (tuttavia “più link possiedi più hai possibilità di salire nei risultati” è FALSO, come ho mostrato qui)

Inner Link: si tratta dei link di “orientamento” del vostro sito alle altre sezioni del sito stesso. Di solito devono essere molto contestuali e, se accompagnati da apportune anchor-text, possono aiutare gli utenti a trovare subito quello che cercano. Hai detto niente…

Keyphrase: indica una sequenza sensata di keyword (parole chiave) che forma, solitamente, la query di ricerca che l’utente pone a Google, Bing, Yahoo! ecc. A volte se è molto specifica, cioè è formata da almeno 3-4 parole chiave, forma un termine della long-tail, molto adatta ad essere ottimizzata in termini di motori di ricerca. Stessa cosa accade, estensivamente, quando cerchiamo nomi di entità semanticamente definite (ad es. “supporthost” dovrebbe figurare nella coda lunga degli hosting economici, pur essendo una singola chiave).

Keyword (nell’ambiente fa figo chiamarle “chiavi”): l’entità atomica che definisce ad es. l’argomento del sito. Costruire elenchi di chiavi pertinenti è un’attività che solitamente aiuta a focalizzare potenzialità, contenuti e punti di forza di un sito. Scegliere l’elenco di chiavi corrette da posizionare su un sito è compito dei SEO più avveduti.

Keyword-Density: il numero di occorrenze di una certa parola chiave rispetto a tutte quelle presenti nella pagina: nulla di più, nulla di meno. Un concetto da ABC di Information Retrieval vecchio più o meno 50 anni, riciclato erroneamente e senza alcun pudore da svariati siti, come se fosse la Causa Ultima del posizionamento (ovviamente falso). Del resto se per assurdo fosse questione di ripetere una parola chiave nel “modo giusto”, state certi che al vertice di Google e Bing avremmo molti meno risultati di qualità di quanto pensiamo. O no? Ragionamenti del genere si possono usare per smantellare vari miti SEO diffusi in rete, e vanno sotto il nome di “argomento dell’uomo qualunque” o qualunquistico, della serie: se una cosa qualsiasi è davvero così semplice e sembra davvero funzionare, perchè allora non la praticano tutti?

Link Baiting. Tecnica di promozione che consiste nel cercare di realizzare widget, pagine web, contenuti originali, applicazioni o giochi che possano naturalmente attrarre link. Ovviamente il tutto è molto condizionato dal tipo di lettori di quel contenuto, dalla loro sensibilità, dalle caratteristiche della nicchia e via dicendo. Per estensione, la creazione di un software e la successiva segnalazione dello mediante gli appositi moduli ai repository di software può considerarsi, per estensione, una tecnica di link baiting (…ovviamente se avete creato un software originale, funzionante ed utile. SE. Comunque non ditelo in giro, che diventate di marmo).

Link Building. Consiste nel definire un po’ di backlink, con lo scopo primario di produrre traffico al sito destinazione. Tipiche fonti di traffico sono i social network (Facebook, Twitter, Linkedin), i commenti a blog simili (se avete qualcosa di interessate da raccontare, s’intende) le varie link bag diffuse sul web (tipo bagtheweb.com), i vari “raggruppatori” di link (deliciuous, reddit), i siti di social news (ziczac, oknotizie, upnews), (alcun)i siti di annunci gratuiti (…). Si opera solitamente usando anchor text orientate sulle keyphrase da ottimizzare, tuttavia la priorità è quella di definire delle ancore testuali utili a far capire cosa state postando (non è scontato nè semplice farlo, a volte). Sia detto di sfuggita: saper “astrarre” un backlink e prevedere come apparirà nel sito dove lo state inserendo è una delle capacità che ho inconsciamente più sviluppato in questi anni: esempio banale, quando inserite un commento in un blog vi verrà naturale associare il campo nome con l’anchor text e URL (quando disponibile) con pagina destinazione. C’è gente che si esalta sul serio nello scoprire cose del genere, e va in giro firmandosi “programmi gratis” o “ebook free”.

Link Piramidali (o piramide di link). Facile da intuire: una rete di link che serve ad alimentare il sito che sta al vertice, che così riceve il massimo da tutti gli altri “contribuenti”. L’organizzazione è gerarchica: ad esempio 4 siti puntano a due rispettivi soci, i quali puntano ad un sito finale. Il tutto in soli termini di definizione di PageRank, ovviamente: ennesima masturbazione mentale che pensa più alla forma che alla sostanza. Non provateci a casa, come si suol dire.

Link Popularity (LP). Un altro golem per ogni SEO che si rispetti: rappresenta il livello di popolarità di un sito web ed il numero di volte in cui lo stesso viene semplicemente citato (sia come testo semplice che come ipertesto). È una variabile che dipende dall’indice del motore usato (Bing e Google danno LP differenti per lo stesso sito, ad esempio). Un modo euristico per stimarla – e dubito che sia l’unico – è stato indicato in questo articolo.

Link Wheel. Particolare matrice di link circolare, in cui A possiede un backlink verso B, B verso C e così via fino a chiudere il cerchio nuovamente su A o, in alternativa, lasciando “aperto” l’anello creato. Esercizio da nerd SEO della prima ora, peraltro, visto che costruirne una può essere un rischio per la salute e provocare tratte di copertone di camion sulla pelle (dicono).

Matrici di link. Sono una tecnica di link building che consiste nel costruire schemi di link con opportuna “densità” (senza sottocicli nè scambi alla A->B, B->A), in modo che “rafforzino” (?) artificialmente i collegamenti su una pagina. Sono chiamati anche “schemi di link” e sono stati da me illustrati in un apposito articolo: a cosa servano, nessuno lo sa, eppure molti sono convinti che si tratti di una strada da seguire.

Navigational Link. I link “navigazionali sono quelli proposti agli utenti, solitamente nella top della pagina, allo scopo di linkare le sezioni più importanti del sito. Da non confondersi con le navigational query, termine che indica coloro i quali – invece di scrivere facebook.com sul browser – cercano “facebook” su Google.

Outbound link: sono detti anche link in uscita, e sono i collegamenti che decidiamo di dare ad altri siti di interesse. Contrariamente a quello che si crede gli outbound link influenzano la SEO, quantomeno ammesso che valga il principio “dimmi a chi dai link e ti dirò chi sei“. E’ necessario quindi fare caso ai siti che si linkano in uscita in quanto, anche se indirettamente, si “subisce” la loro popolarità (quantomeno agli occhi degli utenti).

Pagerank (PR). Indice numerico, il cui nome è registrato da Google, che rappresenta in scala da 0 a 10 una “classificazione” del sito limitativa, ingannevole e ormai più che obsoleta. È tuttavia uno dei parametri che vengono valutati per decidere il posizionamento di un sito, influenzato in pratica dal rapporto tra inbound ed outbound link. Nella pratica un sito di riferimento sul SEO potrebbe avere PR 6, quello ufficiale di un attore italiano PR 8, un blog appena nato PR 0 oppure 1: tuttavia tale valore viene stimato dagli utenti con margini di errore piuttosto grossolani, e sarebbe quindi del tutto inapplicabile. L’importanza del PageRank è ormai talmente scarsa che nessuno dovrebbe più preoccuparsene, anche se molti consulenti SEO tendono a dare valore a questo fattore al solo fine di rassicurare i clienti meno esperti senza troppi giri di parole (che invece, francamente, andrebbero fatti eccome). E se non ne siete convinti del tutto, considerate ancora l’argomento “qualunquistico“: se per avere rank elevati bastasse il PR alto,  lassù non dovrebbe essere pieno di smanettoni che “pompano” i propri irrilevanti ed inutili siti “ad alto PageRank“? Per maggiori informazioni sul Pagerank: vedi l’articolo che ne illustra il modello matematico.

Posizionamento: nella cosiddetta SERP (Search Engine Result Page) rappresenta la posizione in cui il sito si propone per una certa parola chiave. È evidente che quest’ultima vari in funzione di svariati fattori come, ad esempio, la nazionalità da cui viene effettuata la ricerca e (forse) il browser/il PC utilizzato per la ricerca. Con l’introduzione di Google Plus, inoltre, il posizionamento dipende anche dall’utente singolo e (forse) dalle sue preferenze/bookmark.

rel=nofollow : si tratta di uno degli attributi più importanti per un link, in quanto “suggerisce” esplicitamente al motore di ricerca di non seguire quella “strada”, ovvero che lo stesso non deve essere indicizzato. Stop: altre considerazioni su questo attributo precipitano, fino a prova contrario, nel campo delle speculazioni, compresa una sua presunta “forza” di migliorare i rank (Google pero’ ci dice che non influenza il PageRank, il che è diverso dal dire che non influenzi il rank). È tipico e naturale farne uso, ad esempio, per i link ai programmi di affiliazione al fine di definirne la natura “commerciale” e non utile al contesto (di fatto i blog nofollow nei commenti danno per scontato che uno venga sui blog a farsi pubblicità). Il nofollow indica che quel link non va seguito, ovvero non deve essere “giudicato” ai fini di indicizzazione. Sta di fatto che i link profile di valore sembrano essere ricchi, almeno a prima vista, anche di link nofollow: seguendo dunque un sensato criterio di “imitazione” dei buoni esempi, la nostra link building dovrebbe distribuire dofollow e nofollow in modo uniforme o casuale.

Sandbox, Effetto Sandbox. Fenomeno di filtraggio che pare venga attuato da Google sui siti molto giovani, allo scopo di evitarne posizionamenti improvvisi a discapito dei competitor. Questo, nella pratica, si traduce nel corollario che – almeno in teoria – i domini anziani sono più facili da posizionare rispetto a quelli recenti; esistono di fatto esistono notevoli eccezioni a questa “regola“, ad esempio per i domini .COM, il che sembrerebbe mettere in dubbio l’esistenza stessa della SandBox (per approfondimenti vedi il punto 59 di questo brevetto ufficiale sul ranking temporale di Google).

Scambio di link. E’ una pratica comune tra webmaster che vogliono farsi conoscere dai visitatori: ad esempio la pagina A fornisce un link a B, e viceversa B ad A. Se questo può aiutare le visite (e non sempre lo fa), non può essere considerato come parte integrante di una strategia SEO se non, di fatto, per provare ad indicizzare uno dei due siti – ammesso che l’altro, ovviamente, lo sia già. Per alcuni webmaster è una goduria infinita, difficile capire il perchè.

Scimmie. Messe davanti ad una macchina da scrivere, producono facilmente contenuti di qualità, mashup e link bait per il web.

Sitemap: è un file XML contente tutti i suoi URL aggiornati dinamicamente. E’ utile sottoporla agli appositi strumenti SEO come il Webmaster Tools di Bing! o Google allo scopo di sincronizzare i contenuti delle SERP con il contenuto reale delle pagine, nel caso in cui esistano diversita’ tra le due o siano stati fatti aggiornamenti. Serve a mantenere l’indice aggiornato e a sincronizzare i contenuti tra crawler e sito: ma questo, ovviamente, non sempre si verifica nella pratica.

Test A/B: si riferisce nella SEO all’atto di creare due pagine (documenti o siti web) dalle caratteristiche piuttosto simili, allo scopo di determinare il fattore che influenzi di più il posizionamento (ad esempio la posizione di un tag, la presenza di una parola chiave e via dicendo).

URL (Uniform Resource Locator): è l’indirizzo WEB del sito, e si intende solitamente comprensivo del prefisso http://.

Webspam. Tutti i contenuti ed i link che, in generale, sono costruiti esclusivamente per i motori di ricerca – in una sorta di sottinteso reverse engineering – e non per gli utenti, allo scopo di forzare una valutazione positiva di un sito (o il suo rank in prima pagina, se preferite). Esempi classici sono lo stuffing delle parole chiave nei titoli, nelle descrizioni o nel testo, la costruzione di backlink inutili sulla base del criterio PageRank / dofollow ed altro ancora.

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Questa pagina è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia; ultimo aggiornamento 26 marzo 2012.

Riferimenti: SEO Glossary

Corsi SEO Madri.com