Sezione SEO soppressa!

Caro visitatore,

se sei arrivato su questa pagina è perchè l’articolo che stavi cercando – molto probabilmente di argomento SEO – è stato cancellato e non è più consultabile gratuitamente. Di seguito proverò a spiegare perchè ho tolto dal blog tutti i post SEO che avevo scritto, senza eccezioni.

Seguo molto l’ambiente SEO almeno dal 2009, partecipo attivamente (quando ho tempo) al forum di Taverniti e simili, effettuo decine di consulenze per siti differenti (sport, cinema, e-commerce, hosting web, giochi) e per quanto non possieda un’esperienza secolare credo di meritare un trattamento da professionista: dico questo perchè vedo il meraviglioso mondo della SEO e del SEM perdersi, anno dopo anno, in cose inutili, improduttive e fuorvianti. Certo, le eccezioni non mancano e ci mancherebbe altro (cito Taverniti, Motisi, SEOguru, LowLevel e ne dimentico certamente qualcuno), ma il mondo SEO è rimasto secondo me troppo legato alle apparenze e troppo poco alla pratica.

In pratica, è come se la comunità SEO stesse cercando di scimmiottare i “guru” americani che, bontà loro, continuano a parlare per sentito dire con una sicurezza che rende ormai impossibile capire se siano esperti o si atteggino e basta.

Gli eventi SEO sono (il più delle volte) improduttivi

Vedo gente affannarsi ad organizzare eventi di settore in cui ripetersi ciclicamente le stesse cose, mentre ci sono clienti reali avvelenati dal fatto di non riuscire ad arrivare nelle prime pagine: è con quelli che dovremmo scontrarci, invece di continuare ad incensarci a vicenda (quando ho letto l’articolo su quali siano i migliori SEO d’Italia secondo… un altro SEO, credo che le braccia mi siano arrivate al piano terra). Invece qui si pensa quasi sempre a rendere la SEO una sorta di religione, a cui più “adepti” possibile debbano aderire.




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Tutti (troppi, davvero) scrivono di SEO, spesso senza averla mai fatta sul serio

Leggo ragazzini ed adulti scrivere di SEO, che adesso Google ha detto X e quindi si fa Y, oppure K, Z, H, A, B o T, e francamente ne ho le scatole piene di dover controbbattere alle false certezze che questi post diffondono, non fosse altro che un conto è dare news sull’argomento, o dire “io ho visto nel mio lavoro che si fa così“, altro conto è propinare baggianate “ad intuito” perchè, udite udite, poi la gente ci crede davvero. Ho molti clienti che ci leggono abitualmente e sono sicuro che anche voi ne avete, e già quando la authorship è stata rimossa ho avuto rimostranze da parte di gente che a momenti dava la colpa a me.

Questo si adegua, in effetti, ad un perverso modus operandi diffuso in certe realtà aziendali, della serie: qualora le cose vadano bene i meriti sono generalizzati, ma quando invece vanno male diventa facile trovare un capro espiatorio “a portata di mano”.

 

Pubblicare altri post SEO gratis, quindi, per me è inutile perchè:

  1.  troppa gente che mi legge si convince, come per magia, di poter fare tutto da sola e questo danneggia la mia professione: il traffico che generano gli articoli SEO, del resto, è tipicamente costituito da clienti che propendono per il “fai da te“, a cui la mia consulenza praticamente non interessa (ho sentito sistemisti, copywriter, web designer e addirittura segretarie che “fanno SEO”);
  2. non voglio generare ulteriori travisamenti collettivi, anche involontari;
  3. ogni SEO dovrebbe sentirsi (più) responsabile di quello che scrive, proprio perchè i clienti danno moltissimo credito ai blog SEO;
  4. il modello di diffusione di contenuti free è diventato insostenibile per il mio business (o detta diversamente, non vedo perchè dovrei continuare a regalare contenuti all’uomo qualunque, che a volte si lamenta pure).

Bisogna sapersi vendere, ma non a qualsiasi costo (anche a quello di mentire)

Posso capire che sia necessario sapersi vendere proponendo pacchetti di consulenza più accattivanti possibili, ma qui siamo arrivati al punto che è necessario ribadire un concetto cardine della SEO, cioè che nessuno ne sa nulla, nessuno può dare garanzie di prima pagina solo perchè ci gira di farlo: i fattori da valutare sono molti (la consulenza serve a quello, infatti) inclusi quelli legati al modello di business del sito che, meraviglia delle meraviglia, certi proprietari di siti non sanno neanche cosa sia – molti fanno finta di sapere, e soprattutto i margini di intervento che Google ci offre si stanno restringendo mese dopo mese.

Se non fosse chiaro, il trend di aggiornamento di Google implicherà a mio avviso una politica anti-spam che, nel tempo, renderà (quasi) impossibile ai siti di merda realizzati con scarsa perizia / qualità di arrivare in prima pagina.

I blog SEO diffondono (troppo spesso) idee sbagliate

Anche grazie alle politiche di link building alla cazzo che molti blog stanno scelleratamente propinando abbiamo massacrato un settore commerciale che, in teoria, poteva essere molto più redditizio per tutti. Se tutti poi ricopiano le stesse cose da un blog all’altro, del resto, passa l’idea approssimativa che chiunque possa fare SEO con un computer in mano, e a questo, consentitemi, non mi va di partecipare. Ecco perchè preferisco non dire più nulla su come trovo personalmente i backlink, e credo sia anche facile capirne i motivi. È anche inutile, per me, scrivere che troppi confondono ancora correlazione con causalità: non capiscono, non leggono, ognuno cerca solo conferme ai propri pregiudizi e per me è frustrante, troppo, continuare a parlare a vuoto.

Tanto vale provare a farlo solo coi clienti che decidono di fidarsi di me.

Credo che sia giusto pagare per un lavoro fatto bene, compresa la diffusione di notizie corrette ed equilibrate, e su questo credo pure ci sia poco o nulla da discutere. Non sono un guru, e proprio per evitare fraintendimenti e perdite al mio lavoro preferisco che chiunque voglia leggere i miei contributi SEO debba pagarli.  Non pretendo che nessuno faccia lo stesso, ovviamente, nè ho intenzione di “scomunicarlo” perchè scrive free su questo lavoro, fermo restando i quattro punti precedenti su cui ognuno di noi dovrebbe riflettere per qualche istante.

Shock therapy: la sezione SEO del mio blog diventerà quindi, nei prossimi giorni, a pagamento. In questo modo, potrò ideare un pacchetto di contenuti da proporre ai clienti da integrare direttamente in fattura, avrò più tempo da dedicare a quelle analisi (per quanto mi riguarda, quasi sempre su siti reali e/o su cui ho lavorato o lavoro) ed eviterò così di incappare in dilettanti del SEO-scrocco che credono di aver capito tutto della vita, anche a costo – ne sono consapevole – di risultare molto antipatico a qualcuno. Un piccolo prezzo che a questo punto pago volentieri, se mi consentite.

Del resto la mia storia professionale racconta che ho sudato per arrivare dove sono, da ingegnere informatico, con un dottorato di ricerca (per quel poco che vale nel nostro Paese delle Meraviglie, ma vabbè), ho studiato per conto mio Information Retrieval per anni, programmo in più linguaggi (PHP, Javascript, Perl), contribuisco a GitHub con software mio per SEO e non solo, e possiedo un’impostazione ingegneristica che mi permette, quantomeno, di avere tanta flessibilità sul mercato del lavoro. I miei lavori parlano per me (il mio portfolio è qui) ed è per questo che trovo inaccettabile che la gente si alzi la mattina e mi spieghi, a seconda dei casi, come funziona Google Panda oppure la semantica del web per la SEO, magari da parte di persone che, con rispetto parlando, scrivono di SEO con esperienza regressa nella piantagione di pomodori.

La SEO fatta di scarsità di pratica e semplice lettura / scopiazzatura di blog altrui è un circo a cui non intendo partecipare neanche per caso: del resto, l’effetto illusorio scaturito dalla lettura dei blog SEO è devastante, ci illude di capire tutto senza prove, solo così, per intuito e soltanto, nel concreto, per manipolare un intero mercato. No alla SEO allucinogena, per cortesia.

Ad maiora.

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