18 Miti da Demolire una volta per sempre

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di Salvatore Capolupo, ultimo aggiornamento: ottobre 17, 2011
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In questo articolo propongo altri miti SEO da sfatare una volta per tutte; sarò ripetitivo ma ne leggo periodicamente di tutti i colori di ipotesi balorde su questo mondo dai contorni irregolari, tanto che ho anche creato, a tempo perso, un generatore di suggerimenti SEO di Matt Cutts. Ecco a voi 18 nuove idee strampalate da smentire sull’ottimizzazione dei motori di ricerca.

  1. Meta Keywords: E’ sorprendente non tanto che se ne parli ancora (ci sono tanti appassionati di archeologia in giro) quando il fatto che notissimi plugin di WordPress (e CMS come ArticleMS) ancora li presentino come valori da riempire per configurare il sito. 
  2. Temere il Javascript. Ormai le limitazioni sul Javascript per la SEO sono pochissime, e si limitano a fare sì che il vostro codice funzioni. Per quello che ho potuto sperimentare in questi mesi, framework usatissimi come Prototype e jQuery non pongono alcun problema, anzi – per il fatto che riducono all’osso le chiamate HTTP – tendono ad incrementare l’usabilità e in certi casi anche la percentuale di rimbalzo delle pagine.
  3. Considerare le sitemap XML utili per il posizionamento: in realtà la segnalazione della sitemap serve ai Webmaster Tools soltanto a dire che quelle pagine esistono. Della serie, puoi esistere al mondo e giocare le scommesse ogni weekend, ma non è detto che riuscirai a vincere per questo.
  4. Fare uso dell’attributo title per un link (href): E’ utilie aggiungere una descrizione per un link (ad esempio <a href=”info.php” title=”Informazioni”>Clicca Qui</a>) ma serve soltanto per l’accessibilità, ovvero per far capire agli utenti cosa c’è in quel link e, ancora una volta, conferma che in molti confondono la facilità d’uso del sito con la SEO (vedi anche qui per approfondimenti).
  5. Usare (e abusare) i tag di heading H1, H2…: è stato ipotizzato che questi tag siano “prominenti” rispetto al resto della pagina, ma la mia personale teoria a riguardo – dopo una fase di parziale convincimento – è che tutti gli elementi HTML della pagina devono essere pressappoco equivalenti in termini di importanza. Altrimenti, come conseguenza negativa immediata, sarebbe fin troppo semplice abusarne: anche qui il mito deriva essenzialmente dal fatto che – dal punto di vista semantico – H1 ed H2 “riassumono” il contenuto della pagina web e per questo si calamita inconsciamente l’attenzione su di essi.
  6. Testo alternativo sulle immagini senza link: Se è quasi indubbio che le anchor text sono un parametro certamente molto sensibile per Google, non c’è motivo di ritenere che il valore dell’attributo alt vada a migliorare qualcosa in termini SEO. Probabilmente l’approccio errato è figlio di una concezione ossessiva di ottimizzazione della pagine, per cui si cerca di riempire la pagina con più roba possibile in modo da aumentare le probabilità di successo in modo del tutto irrazionale e brute-force.
  7. Keyword-stuffing e/o limiti immaginari sulla keyword density: “Se stai cercando scarpe da tennis, sei nel posto giusto. Il nostro sito è il migliore per l’acquisto di scarpe da tennis! Non troverai in nessun altro luogo scarpe da tennis migliori o scarpe da tennis più economiche. Hai già visto la nostra selezione di scarpe da tennis?
  8. Ottimizzare per le parole chiave sbagliate. Bisogna sempre cercare di individuare le parole chiave giuste da inserire nei testi del sito, ma non farsi guidare ciecamente da esse in modo “libero dal contesto”. Allo stesso modo pensare al matching esatto quando si cercano le frasi che rispondono più frequentemente alle richieste dell’utente è sbagliato e fuorviante: ossessionarsi ancora oggi con questi concetti significa dare poca credibilità alla propria attività di SEO e, in definitiva, fare la figura dei dilettanti allo sbaraglio.
  9. Fossilizzarsi su un’unica parola chiave: Idem come sopra, la coda lunga è spesso più estesa di quanto i vari tool automatici portino a pensare.
  10. Ritenere che i banner e le pubblicità influenzino la link popularity: io stesso sono stato tentato dal pensarlo per un periodo, ma a bene vedere non ha senso perchè non fa l’interesse degli inserzionisti, che anzi spesso si trovano loro malgrado a comparire su siti che reputano inadeguati. Rimane vero, comunque, che è possibile “pilotare” in parte il contenuto degli annunci (quando contestuali) sulla base del testo più vicino alla posizione dell’annuncio (Adsense è un esempio tipico, in tal senso). Per ulteriori informazioni leggi qui.
  11. Utilizzare procedure automatizzare per la creazione di pagine di “supporto”: dopo Panda, le pagine farlocche con contenuti scarni che reindirizzano al sito principali dovrebbe essere quasi un tabù assoluto, quantomeno per il polverone suscitato nei mesi (spesso da chi la modifica algoritmica non si è neanche degnato di capirla più di tanto).
  12. Considerare i link in uscita di pari valore di quelli di ingresso: un link verso un sito autorevole incrementa la bontà del “vicinato” (concetto introdotto da Yahoo! con il trustrank), ma a fare la differenza sono sempre i link in ingresso, più difficili da controllare per il nostro sito target.
  13. Sfruttare il redirect 301 su nomi di domini keyword rich: assunto semplice da smontare, considerando che i redirect 301 non sono indicizzati dai motori, ma vengono piuttosto utilizzati per correggere pagine inattive. Quindi acquistare domini come acquisto-hosting.com, comprarehosting.net e redirezionarli in modo definitivo sul sito principale del provider NON porta alcun traffico. Invece si può pensare di realizzare delle landing page con nome di dominio in matching esatto, ma bisogna sempre considerare come Google si comporti nel valutarne i contenuti.
  14. Usare il testo nascosto dal CSS o da Javascript. Va bene che la filosofia di Epicuro andrebbe recuperata al giorno d’oggi (“vivi nascosto” furono sue sagge parole), ma resta il fatto che provare a fregare un motore oggi, nell’era dei social e degli utenti al centro di tutto, appare quantomeno fuori tempo.
  15. Costruire dei “ripubblicatori di contenuti”: perchè perdere tempo a costruire auto-blog con feed altrui quando è molto più utile rimettere in discussione e commentare i contenuti altrui?
  16. Cambiare la data di un articolo per farlo apparire fresco: totalmente irrilevante per i motori, che se il blog è giovane spesso neanche se ne accorgono. Più che lecito correggere ed aggiornare contenuti quando invecchiano, invece.
  17. Usare il nofollow sui link interni: le leggende urbane sul Pagerank e sul cosiddetto sculpting si sono sprecate negli anni, ed hanno contribuito a creare uno scenario davvero inquietante. Molti sono addirittura portati ad usare il nofollow sui link interni, cosa che denota un livello di paranoia al di sopra di qualsiasi controllo.
  18. Linkare tutte le pagine dalla principale: va bene che i motori moderni indicizzano un po’ qualsiasi cosa, ma siamo sicuri che non sia meglio raggruppare i contenuti per categorie?