7 tecniche SEO avanzate

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di Salvatore Capolupo, ultimo aggiornamento: ottobre 20, 2011
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La SEO non è soltanto produzione massiccia di backlink al sito e costruzione esasperata di contenuti: vediamo in questo articolo sette tecniche piuttosto “riflessive” e che spesso molti di noi trascurano.

  1. Schedulare la produzione di contenuti. Non c’è nulla di peggio, come suggerito da SEO Theory in più riprese, di produrre contenuto per pochi giorni in modo intenso e poi più nulla. Peggio ancora adesso, che Panda probabilmente manterrà il livello di allerta su quei blog che vivono di aggiornamenti continui. Se ne possiedi uno è opportuno dilazionare nei vari periodi gli articoli inediti, evitando di “sprecarli” all’istante. Ci possono inoltre essere periodi in cui si va facilmente in crisi, per cui realizzare un archivio di bozze da pubblicare all’occorrenza, specie se si tratta di articoli stagionali, puo’ essere una buona idea.
  2. Creare siti, non (multi)profili. La tendenza attuale vede moltissimi utenti e SEO buttarsi sui social network, creare pagine fan, account multipli utente e via dicendo. Ma sarebbe meglio spendere lo stesso tempo nel creare siti web che possano essere utili a qualcuno, che poi è un’attività che puo’ fornire idee nuove per mandare avanti la propria attività imprenditoriale. Del resto non è importante buttare nella mischia i link dei propri contenuti, ma anche (e forse soprattutto) acquisire l’authority per farlo attraverso interventi sulle varie piattaforme (forum, commenti, repliche)
  3. Leggere e filtrare le notizie. Tenersi aggiornati è utile a tentare di costruire, in modo più naturale possibile, dei ponti di collegamento tra l’attualità ed i propri contenuti. Inoltre inserire riferimenti a siti di notizie accreditati aiuta a migliorare la propria link-popularity, ad essere trovati da chi cerca tutt’altro, a rendere il proprio sito una fonte credibile ed autoritativa. Il filtraggio delle informazioni valide è diventato, assieme all’utilità per gli utenti dei contenuti, uno dei golem per il WEB marketing odierno (newsmastering).
  4. Puntare alla seconda posizione. Se la prima posizione per una certa parola chiave appare molto difficile o addirittura impossibile, non sempre è opportuno rispondere al fuoco black-hat con il fuoco (ammesso che sia questo il caso, ed in molti casi lo è). Posizionarsi comunque in prima pagina, ad esempio nella top-5, puo’ portare a sorprese inaspettate a lungo termine – mi è già capitato diverse volte anche con questo blog, ad esempio per questa chiave di ricerca per cui sono stato indietro per molto tempo.
  5. Prova ad invertire un trend. Se ad esempio stai cercando di posizionarti per la keyphraseassicurazioni auto“, dovresti tenere presente che a lungo termine puo’ essere controproducente insistere troppo su questo concetto, perchè ti puo’ fare apparire agli occhi dei tuoi clienti come un sito di bassa qualità. In effetti a forza di spingere una certa parola chiave su Google, i contenuti tendono a saturare e gli utenti ne risultano mediamente più diffidenti: il problema è legato all’eccessivo inflazionamento delle offerte, presentate in modo spesso sempre identico (vedi le offerte di “hosting economico” o, in generale, il modificatore “cheap” che offre da sempre milioni di risultati). Cosa fare allora? Si puo’ tentare di approcciare alla cosa in modo diverso: quindi invece di pubblicizzare un prodotto come “a buon mercato”, “economico” si possono tentare approcci alternativi al problema, del tipo: “Le nostre assicurazioni vengono incontro a chi possiede un budget ridotto, ma non si tratta semplicemente di «assicurazioni economiche», ma garanzie di reale qualità [riportare un caso reale]“.
  6. Posizionarsi sulla coda lunga. Durante la ricerca di parole chiave (keyword research) si cerca di fare in modo di massimizzare il rendimento di alcune parole chiave, in particolare di quelle che siano molto cercate. Del resto qualsiasi motore di ricerca, opportunamente interrogato, puo’ fornire al SEO il volume di ricerca richiesto e fornire i suggerimenti adeguati. La cosa che fa la differenza, tuttavia, riguarda il fatto che le parole chiave (keyphrase) corte tendono a generare molto traffico, mentre quelle più lunghe (composte da 3 o 4 parole) ne generano di meno ma riescano ad esprimere al meglio un trend specifico (una nicchia commerciale, in certi casi). In altri termini piuttosto che cercare di posizionarsi per una generica ricerca come “annunci gratuiti”, che genera sì molto traffico ma che ha scarso potenziale “commerciale”, è preferibile puntare ad un insieme di parole chiave specifiche come “annunci gratuiti per informatici“, “annunci gratuiti consulenze informatiche” e via dicendo. In questo modo, selezionando la porzione giusta di coda lunga si riuscirà ad ottenere nel breve periodo teoricamente la stessa quantità di visite che si otterrebbe, a lungo termine, dall’utilizzo di termini generici che usa la maggioranza dei webmaster.
  7. Tracciare il log del sito per scoprire i trend. Fare la ricerca delle parole chiave non gli Analytics o con strumenti esterni di stima delle parole chiave, bensì direttamente sui log delle ricerche degli utenti. Essi, infatti, costituiscono una fonte di informazioni reali e di qualità che troppo spesso i SEO tendono a non considerare. E’ buona norma, dalla nascita del blog, fare in modo di tracciare in un apposito file tutte le ricerche che vengono fatte per arrivare al sito. In questo modo, prendendo nota periodicamente delle parole chiave più utilizzate (dopo un mese, ad esempio) avremo una buona quantità di ispirazione per trattare argomenti che possano interessare ai nostri utenti. Il plugin di WordPress Search Meter, ad esempio, distingue tra le query non soddisfatte e quelle che hanno prodotto un risultato, permettendo di potenziare la coda lunga.

Queste sono soltanto 7 delle 100 tecniche che sto includendo nel mio e-book “SEO Golem”, in uscita entro la fine dell’anno: per ricevere uno sconto esclusivo del 50% sul prezzo del prodotto iscriviti alla newsletter del blog. L’offerta è limitata nel tempo!

Fonti