
Mi lascia piuttosto meravigliato il modo in cui si snobba nello specifico il Pagerank di Google e, al tempo stesso, non si perde occasione per parlarne in qualche blog, decantarne le lodi, farci un po’ di sana speculazione sopra o discuterne dell’effettiva utilità. Come stanno davvero le cose?Matt Cutts, a costo di passare per uno che si contraddice (per certi versi), ha fatto presente che il motivo per cui tale parametro – descrivibile matematicamente – non viene aggiornato ogni giorno è che tutti i webmaster ne sarebbero ossessionati. Questo mi suggerisce una cosa piuttosto ovvia, ovvero che il PR cambia molto rapidamente. E’ una quantità minimale, inserita in un contesto di ranking algorithm di cui:
- supponiamo le modalità di funzionamento relativamente alla versione .com (non è affatto detto, in altri termini, che certe speculazioni da autorevoli blog anglofoni siano valide su google.it);
- va inquadrato in un contesto di oltre 200 fattori di posizionamento e, se possibile, in modalità olistica: questo significa che il funzionamento globale non è necessariamente funzione dei singoli fattori;
- va considerato nel “rumore” indotto da altri 900 fattori sperimentali che quotidianamente vengono rimossi, aggiunti o testati ogni anno.
Potremmo quindi scrivere che il ranking di una pagina rispetto ad una parola chiave è funzione, oltre che della nazionalità della query (a cui potrebbero corrispondere algoritmi differenti), di circa un altro migliaio di variabili:
ranking (p, k) = f ( nazionalita, f1, f2, … , f200, g1, …, g900);
In sostanza, vi sono troppe variabili in gioco per poter credere che basti conoscere le più imporanti per capire come posizionare il sito. Per la verità avevo anche estremizzato un po’ il discorso, riportando le mie considerazioni in un articolo in cui sostenevo che anche conoscere l’algoritmo di Google servirebbe a poco (non fosse altro che cambia sempre, per forza di cose); anche se quella mia analisi fosse errata, non ho dubbi che l’ossessione per un singolo fattore sia uno dei principali difetti anche dei migliori SEO. La mia tesi è quindi che il Pagerank sia inutile esattamente come qualsiasi altro fattore di posizionamento preso singolarmente senza contestualizzare.
Del resto il Pagerank fornisce in ogni caso un’indicazione preziosa: esso infatti ci informa su quanto sia collegato il nostro sito dall’esterno (ma anche dall’interno), anche se con un effetto collaterale paradossale di doppi link identici che inducono doppio PR (PR sculpting). In altri termini noi non vedremo mai a cosa serve il PR e quanto aiuti nel posizionare i siti web, ma avremo una misura statica del grado di collegamento del sito rispetto ai link che sono, da sempre (social inclusi) la linfa dei contenuti ed il modo per costruire ponti con l’esterno.
Resta un fatto che in molti non considerano, infine: nella vendita di spazi pubblicitari sul vostro sito (ad es. mediante LinkLift) il Pagerank, assieme alla link popularity, finisce spesso per rendere “appetibile” il nostro sito per gli inserzionisti. La qualità dei contenuti viene tenuta in considerazione in misura variabile, e molto spesso un PR elevato diventa indice di qualità di per sè agli occhi di un “profano” che vorrebbe farsi pubblicità sul vostro sito. Non è una regola fissa, ovviamente, ma la mia impressione è che in molti casi si consideri esclusivamente questo numerino. Non sarà corretto, ma secondo me va tenuto in considerazione in questo ambito per cercare di “valorizzare” i propri contenuti.


