
Le quattro leggi basilari dei motori di ricerca che ogni SEO dovrebbe conoscere.
SEO-Theory.com, un blog piuttosto autorevole e concreto anche se forse tacciabile di eccessivo “astrattismo” in certi casi, propone spesso degli articoli realmente interessanti. Una risorsa che ho scoperto come mia personale lettura estiva, invece di optare sui classici di ogni tempo, e costruita da Michael Martinez, fondatore e CEO dell’azienda SE cOnsulting: una persona piuttosto competente, a quanto leggo, e capace di scrivere idee accattivanti oltre che molto discusse sulla rete.
Martinez cerca di modellare una teoria rigorosa sulla SEO e sui motori di ricerca: so che molte persone rabbrividiranno all’idea, ma se ne parlo qui significa che molte cose mi sembrano davvero valide, quantomeno di più alto livello rispetto a quanto suggeriscono in tanti per “sentito dire” (e ce ne sono fin troppi). Se qualcuno pensa si tratti di inutili masturbazioni mentali, lo invito comunque a prendersi qualche istante per provare, magari, a cambiare prospettiva nelle sue analisi e consulenze SEO dopo aver letto a fondo.
TRE E’ IL NUMERO. Inizialmente vengono individuati da Martinez tre “attori” che operano all’interno di un cosiddetto “ecosistema” di ricerca:
- Indexers (i motori di ricerca);
- Searchers (gli utenti che ne fanno uso);
- Publishers (i produttori di contenuti, link bait ed articoli, che a Google piacerebbe a volte identificare come autoritativi).
PRIMA LEGGE. L’unione delle logiche e delle modalità di operazione dei tre (sempre distinte tra loro, pur con qualche somiglianza sporadica) determina che “ogni operazione di ricerca si possa ricondurre a tre insiemi di criteri arbitrari” (uno per ogni attore: prima legge). Per fare un esempio, quantomeno secondo la mia interpretazione, Google puo’ determinare il posizionamento di un sito per una certa parola chiave sulla base delle preferenze, dei click e della percentuale di rimbalzo dell’utente loggato in quel momento. Questo serve a ricordarci che nessun attore potrà mai essere preponderante rispetto agli altri (nè i clienti dei siti di e-commerce nè, tantomeno, i singoli web-marketer); di conseguenza esistono, e vanno tenute in conto, tre insiemi di prospettive per ognuno degli attori: sono insiemi diversi tra di loro, motivo per cui non esiste un’unica visione dei dati di ricerca (search resource).
SECONDA E TERZA LEGGE. Sebbene si possano pesare diversamente le influenze di ognuno dei tre protagonisti dell’ecosistema in questione, il risultato di qualsiasi funzione di ricerca sarà sempre determinato dall’unione delle tre prospettive (seconda legge), mentre l’utilizzo dei motori tenderà sempre all’ottimizzazione globale (terza legge). Quest’ultima, in particolare, implica che non tutti gli attori potranno essere contemporaneamente soddisfatti (in una sorta di scenario alla mors tua vita mea, o – ad esempio – per ogni affiliato che guadagna una commissione dopo aver posizionato una parola chiave, ve ne sono molti altri che per la medesima restano a digiuno).
QUARTA LEGGE. La dinamica degli ecosistemi di ricerca prevede inoltre (quarta ed ultima legge) che la transizione avvenga tra stati di diminuzione dei conflitti verso un accordo perfetto, che tuttavia non godrà mai della contemporaneità. Questo ha delle implicazioni piuttosto concrete e pesantissime, le quali aiutano a definire meglio il reale atteggiamento di chi fa seriamente SEO:
- CONSIDERIAMO SEMPRE TRE ATTORI. Prima di tutto qualsiasi processo di ottimizzazione andrebbe rivisitato in funzione sia dei motori di ricerca che degli utenti che dei publisher di contenuti: ad esempio chi si affilia a TradeDoubler dovrebbe ottimizzare il proprio sito pensando 1) a chi compra, 2) ai suoi “colleghi” affiliati in conflitto con lui e 3) a come si “comporta” Google verso di lui. Troppo spesso molti SEO autorevoli, secondo me, si limitano a considerare soltanto due di questi attori, rischiando di rimanere indietro rispetto agli altri.
- IMPREVEDIBILITA’ I. Tenere conto dei tre attori citati aiuta in secondo luogo a comprendere come la lotta tra punti di vista contrastanti (cit.) vada ad influire nei modi più imprevedibili i posizionamenti, e possa per reazione fornire nuovi spunti di azione nei casi critici. Quando non sappiamo che strategia SEO attuare, quindi, faremmo bene a considerare scrupolosamente per chi stiamo ottimizzando, chi sono i nostri concorrenti, come hanno agito (con l’operatore site:, leggendo opinioni e via dicendo).
- IMPREVEDIBILITA’ II. Se l’ecosistema funziona davvero come suggerisce Martinez, qualsiasi promessa di posizionamento in ambito SEO non puo’, per sua stessa natura, essere aprioristicamente soddisfacibile, nè tantomeno è possibile prevedere con certezza degli introiti da un’ottimizzazione (…). Anche ricorrendo a traffico a pagamento, del resto, la cosa che più spesso accade è quella di avere dei ROI (Return Of Investement) piuttosto esigui per via di una cattiva scelta delle parole chiave (anche qui, non si sono forse considerati i tre attori in gioco).
- NON BASTA IMPARARE LA SEO. Ultimo nell’ordine, ma non ultimo come importanza, rimane da considerare che è – in un certo senso – impossibile imparare la SEO da qualcuno. Le “regole di sopravvivenza” nell’ecosistema di ricerca possono essere infatti valide, ben studiate, aggressive o d’assalto, ma resta il fatto che non sempre si conciliano con quella che tempo fa avevo battezzato, per il mercato specifico delle affiliazioni, la sopravvivenza del più adatto. Ognuno di noi dovrebbe quindi realmente metterci del proprio. E’ un po’ come avere 100 colloqui con un esploratore del deserto molto affidabile ed esperto, il che non eliminerà mai il panico da disadattamento che potremmo provare quando ci troveremo soli nel Sahara.
- Per esteso, se un meme si propaga a meraviglia in certe condizioni, non è detto che replicando le stesse pedissequamente si possa ottenere con certezza lo stesso risultato. sia motori che utenti hanno memoria, il discorso diventerebbe molto lungo e forse ne riparlerò altrove.
Resta da considera che, a mio parere, la teoria sarà anche utile o affascinante, ma il SEO – quello che facciamo ogni giorno a forza di unghie rotte sui tasti – rimane un frutto solo parzialmente assiomatizzabile in quanto derivato della creatività umana e, forse, addirittura dell’arte.
Fonte: The laws of SEO

